Le stime parlano chiaro: ad Aprile il mercato dell’auto chiuderà a -98%. Ma il rischio più alto è un altro: il 70% dei proprietari che hanno un finanziamento in corso, sarà a rischio insolvenza.

Il paradosso dell’auto, dimenticata quando serve

Le stime parlano chiaro: ad Aprile il mercato dell’auto chiuderà a -98%. Ma il rischio più alto è un altro: il 70% dei proprietari che hanno un finanziamento in corso, sarà a rischio insolvenza.

Tutti chiedono aiuti in questo momento, ed è giusto che sia così. Nel mezzo di questa pandemia di Coronavirus, con il lockdown ancora in corso, tutte le attività produttive e commerciali hanno bisogno di liquidità per rimanere sul mercato.

Ma il settore dell’auto è molto maltrattato. Non è un mistero che l’automobile sia considerato il bancomat dello Stato, ma proprio nel momento in cui lo Stato ha bisogno di liquidità, pare aver dimenticato di aiutare il settore.

Proprio ora che l’auto sarà il mezzo più utilizzato.

Ad Aprile, nei primi 27 giorni del mese, sono state immatricolate appena 876 auto acquistate da privati, contro le 116.000 auto del 2019. Sono state immatricolate appena 38 Panda in tutto il mese di Aprile.

In realtà, ci aspettavamo anche un dato più catastrofico, ossia lo zero assoluto, invece alcune agenzie sono riusciti a targare qualche auto.

Il 70% delle concessionarie auto, e soprattutto i piccoli saloni di auto usate, non riusciranno a rimanere aperti a lungo, senza un concreto aiuto da parte del Governo.

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Lo scenario si scontra tra la prospettiva della riapertura dei concessionari e la mancanza di liquidità da parte dell’acquirente.

Circa il 75% delle auto viene acquistata con finanziamenti e leasing, ma se il cliente è in cassa integrazione, o ha l’attività ancora chiusa, come potrebbe accedere al credito?

Il paradosso si sta delineando molto chiaramente: in un momento dove l’auto potrebbe essere il mezzo più scelto per i spostamenti rispetto ai mezzi pubblici ( è quasi impossibile garantire la distanza di sicurezza), potrebbe mancare proprio il cliente stesso.

Un paradosso emblematico, che è emerso dall’incontro virtuale proposto da #ForumAutoMotive.

Per la mobilità urbana delle grandi città, Milano e Roma stanno pensando di ridurre fino al 75% la capienza del trasporto pubblico e incentivare l’uso di biciclette, anche a pedalata assistita.

Potrebbe essere una nuova mobilità, in questo momento di emergenza mondiale, ma nascerebbero sicuro altri problemi legati alla circolazione quando si ritornerà alla normalità. Carreggiate più strette per via delle piste ciclabili, nuovi ingorghi, tempi di percorrenza più lunghi…

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Ed ecco che arriva un nuovo paradosso: il decreto ministeriale appena presentato ha dimenticato proprio le biciclette sulle quali le amministrazioni cittadine contano così tanto.

Pierfranco Caliari, direttore di Confindustria Acma punta proprio il dito su questo punto:

«Non se ne parla, e il 4 maggio i negozi di biciclette nemmeno riapriranno. Quello che serve è un nuovo modello di intermodalità, ma deve essere un piano studiato e condiviso; non si può decidere per ideologia o per sentito dire».

Anche “Quattroruote”, la principale rivista di settore nazionale nel numero di maggio in edicola tra pochi giorni ribadirà l’invito al governo «a dimenticare l’atteggiamento punitivo sempre riservato all’auto, Un cambio di passo inevitabile partendo dalla consapevolezza che nei prossimi mesi avverranno trasformazioni epocali nel modo di spostarsi», scrive il direttore Gian Luca Pellegrini.

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